Caratello – I vini italiani
Deal des Tages

Panoramica regioni

Trentino/Alto Adige

Trentino/Alto Adige

Piccolo, ma con molte sfaccettature: questo è il modo migliore per descrivere la regione vitivinicola dell'Alto Adige. Lungo i fiumi Isarco e Adige, che scorrono dalle cime innevate del nord verso sud fino ai fichi e agli ulivi, nascono molti vini di prima classe. Grazie alla sua posizione geografica a metà strada tra un clima alpino e uno mediterraneo, e grazie ad altitudini tra i 200 e i 1000 metri sul livello del mare, l'Alto Adige può contare circa 20 vitigni differenti su una superficie vitata di soli 5300 ettari circa. L'Alto Adige è una delle zone più piccole e vitali d'Italia. La densità dei vigneti di punta è impressionante, e i vini altoatesini si trovano regolarmente ai vertici delle più importanti guide enologiche.

I vitigni a bacca bianca rappresentano quasi il 60% di tutti i vigneti, e la tendenza è in aumento. Soprattutto negli ultimi 20 anni, l'Alto Adige e il Friuli si sono affermati come le regioni vinicole bianche di maggior successo in Italia. La regione è particolarmente nota per i vini secchi e fruttati come Pinot Grigio, Gewürztraminer, Chardonnay e Pinot Bianco, senza dubbio in cima alla lista con circa il 70% del volume. Inoltre, Viognier, Marsanne e naturalmente anche Sauvignon sono coltivati dai viticoltori più innovativi.

Tra le varietà rosse, la Schiava (Vernatsch) e il Lagrein sono le più importanti in termini di quantità e sono considerate autoctone. Ma troviamo anche Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, per lo più combinati tra loro, e, nei luoghi più vocati, anche il Pinot Nero.

I Reto-romani piantarono qui i primi vigneti già nel 1000 a.C., rendendo l'Alto Adige una delle più antiche regioni vitivinicole di lingua tedesca. Come in molte altre regioni viticole, a partire dalla fine del XIX secolo si è verificato un declino a causa della fillossera e dell'oidio. Con l'annessione dell'Alto Adige all'Italia nel 1919, i mercati di vendita del nord andarono persi. Dopo un calo di qualità negli anni '80, dovuta alla commercializzazione di vini di massa, le cantine cooperative più innovative e ben organizzate, insieme a cantine private di produttori autonomi, hanno avviato un duro lavoro per la riconquista della perduta qualità e dell’immagine.

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